Responsabilità direttore testata

"il responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siamo commessi reati, è punito, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo”

art. 57 c.p.: “Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione, e fuori dei casi di concorso, il diretto o il vice-direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siamo commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo”.

Oltre a tale disposizione, l’art. 57 bis c.p. stabilisce che “nel caso di stampa non periodica, le disposizioni di cui al precedente articolo si applicano all'editore, se l'autore della pubblicazione, è ignoto o non imputabile, ovvero allo stampatore, se l'editore non è indicato o non è imputabile

E’ già chiara la distinzione tra il reato proprio del direttore responsabile, di omesso controllo sul contenuto della pubblicazione e quello di diffamazione aggravato commesso dall’autore sotto diversi profili; infatti, la differenza la cogliamo agevolmente sia per la condotta che per l’elemento psicologico.

Per comprendere meglio l’argomento, occorre rammentare però la volontà del legislatore di riconoscere al direttore di un’azienda giornalistica una particolare posizione di garanzia relativamente a quanto pubblicato dalla medesima. A tal fine, infatti, veniva attribuita al direttore una responsabilità oggettiva, ma, per adeguarla al principio della responsabilità penale di cui all’art. 27 della Costituzione, la hanno sostituita con una fattispecie punita a titolo di colpa, per la generica omissione di controllo sugli articoli redatti dagli autori. Il potere di controllo, a tal proposito, si esplica nel potere di censura e nella facoltà di sostituzione, dovuti alla sua posizione di preminenza.

Tanto premesso, vi possono essere due casi che potrebbero configurarsi: da una parte, se il direttore del giornale fosse a conoscenza del contenuto diffamatorio dell’articolo e lo avesse comunque accettato, allora dovrà rispondere necessariamente di concorso nel reato ex art. 110 c.p.; dall’altra, trova applicazione la responsabilità colposa ex art. 47 c.p.

Il giurista attento si accorge che potrebbe esserci un paradosso giuridico leggendo l’art. 40, comma 2, c.p., considerato che, tendenzialmente, l’agente, il quale ometta colposamente di impedire l’evento, risponderà dei reati commessi ove questi siano punibili anche a titolo di colpa; in difetto, non risponderà di alcunché.

Ebbene, l’art. 57 c.p. è un’eccezione alla regola: la diffamazione, infatti, è punibile soltanto a titolo di dolo, cionondimeno il direttore, ai sensi dell'articolo in esame, ne risponderà a titolo di colpa con la pena prevista per la diffamazione, diminuita in misura non eccedente un terzo.

Secondo alcuni, sul punto, il riferimento “a titolo di colpa” sarebbe da ricondursi solo alla circostanza che il reato va considerato colposo agli effetti giuridici.

Per quanto riguarda la stampa online, la giurisprudenza ha chiarito che per essa trova applicazione la medesima disciplina, dato che la punibilità è connessa alla professionalità dell’attività svolta dal gestore.