Diffamazione nell'ambito del lavoro

IL RAPPORTO DI FIDUCIA CHE INTERCORRE TRA IL LAVORATORE ED IL DATORE DI LAVORO. IL DOVERE “NON ASSOLUTO” DELLA FEDELTA’ DEL DIPENDENTE.

E’ stato finalmente sancito dalla Suprema Corte – non senza difficoltà e contrasti – che l’obbligo di fedeltà del dipendente di cui all’art. 2105 c.c. non può estendersi sino a precludere al lavoratore il diritto di denunciare fatti illeciti che lui stesso ritenga essere stati consumati all’interno della società.

Va subito chiaramente fatto notare come in tale decisione riecheggia quel filone giurisprudenziale sul diritto di critica, con riferimento al reato di diffamazione a mezzo stampa, che la Cassazione ha oramai fatto proprio, confermandolo sempre più nel tempo. La tesi sostenuta ha permesso di bilanciare il diritto di comunicare e quello altrui di non subire offese.

Trattasi, come noto: a) del canone della verità obiettiva del fatto comunicato che sia lesivo della reputazione altrui; b) del canone della utilità sociale della notizia; c) del canone della continenza.

Di conseguenza, l’esercizio del diritto di critica del lavoratore deve rispettare i principi appena esposti, permettendo a quest’ultimo talvolta di trascendere in offese ove queste siano necessarie, a livello tecnico-giuridico, per rappresentare il fatto nel miglior modo possibile.

Un ruolo significativo in merito al diritto di denunciare fatti illeciti è attribuito a quello di cui all’art. 24, 1° comma, Cost., che sancisce il diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi, oltre a  quello di denuncia, riconosciuto dall’art. 333 c.p.p.

Un elemento qualificante della sentenza (Cass. civ. Sez. lavoro, 16/02/2017, n. 4125) è sicuramente quello di non interpretare “estensivamente” l’obbligo di fedeltà del dipendente sino a ricomprendere anche le ipotesi pocanzi menzionate.

La sentenza in commento nulla dispone, però, in merito ad un possibile carattere ritorsivo del licenziamento intimato nei confronti del lavoratore, il quale deposita la denuncia-querela nei confronti del proprio datore.

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