IL DIRITTO ALL’OBLIO

In un mondo dove oramai un frammento, e in molti casi anche più di uno, della nostra vita viene inoculato spontaneamente, o mediante terze persone, sul web, si è pensato se sussistesse un diritto in capo alla persona, vittima o condannato che sia, di eliminare qualsivoglia informazione su di lui. Il difficile punto di equilibrio tra l’interesse della collettività nell’informarsi in merito ad una persona ed il diritto di quest’ultima, d’altro canto, di vedersi in qualche maniera essere “dimenticata”, ha portato il legislatore alle “corde”, in quanto ha dovuto necessariamente prendere una posizione.

Come è agevole dedurre, l’utilità sociale della notizia – che deve proseguire parallelamente con l’attualità della stessa – è rappresentata dall’interesse della collettività a conoscere determinati fatti, utili per la formazione dell’opinione pubblica; si pensi, per esempio, alla campagna elettorale, periodo durante il quale i cittadini hanno necessariamente bisogno di formare un proprio convincimento in ordine ai candidati.

Al contrario, ove non vi fosse questo interesse sociale nel conoscere determinate informazioni relative ad una persona, la pubblicazione di un fatto oramai remoto nel tempo configura necessariamente una lesiona alla reputazione. Il pericolo che dietro lo “schermo” dei mezzi informativi possano esservi degli attacchi diretti alla reputazione di una determinata persona è alto; ed è qui, infatti, che nasce il cosiddetto diritto all’oblio definito dalla giurisprudenza “come il legittimo interesse di ogni persona a non restare indeterminatamente esposta ai danni ulteriori che arreca al suo onore ed alla sua reputazione la reiterata pubblicazione di una notizia, in passato legittimamente divulgata, salvo che eventi sopravvenuti rendano nuovamente attuali quei fatti, facendo sorgere un nuovo interesse pubblico alla divulgazione dell’informazione”.

Peraltro, il problema si è spostato anche sotto il profilo europeo con una nota sentenza che ha visto come protagonisti, da una parte, Mario Costeja González e, dall’altra, il motore di ricerca più utilizzato nel mondo, Google; sul punto, è stato sancito l’obbligo di Google, in quanto “titolare del trattamento” dei dati personali, di cancellare i link a siti web di terzi a richiesta dei soggetti interessati.

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