L’ELEMENTO OGGETTIVO DEL REATO DI DIFFAMAZIONE

Gli elementi materiali del reato di diffamazione sono i seguenti:

a) dall’assenza dell’offeso;

b) dall’offesa all’altrui reputazione;

c) dalla divulgazione dell’offesa.

Per quanto concerne il primo, va immediatamente sancito che la diffamazione non potrà mai sussistere quando la persona offesa è presente al momento della dichiarazione.

Una domanda spontanea sorge allorquando la persona offesa sia presente ma non percepisca l’offesa: in tal caso, la giurisprudenza largamente dominante sul punto ha comunque dichiarato la sua sussistenza, sottolineando che l’assenza non deve essere intesa in senso rigorosamente fisico-spaziale, ma come impossibilità di percezione fisica dell’offesa da parte del soggetto che l’ha subita.

In merito al secondo, premesso già quanto meglio esposto in un precedente articolo riguardo alla “reputazione”, si rileva che la valutazione dell’offesa debba abbracciare non la parola in sé, ma il contesto “globale” in cui essa è stata pronunciata.

Il peso della parola varia a seconda del momento in cui viene detta; infatti, da una parte un ragazzo potrebbe dare del disonesto al proprio amico in maniera scherzosa e dall’altra attribuire lo stesso termine al proprio professore per l’assegnazione dei voti alle verifiche svolte in classe. E’ facilmente comprensibile come soltanto la seconda condotta sia punibile.

Sentenza degna di interesse è quella relativa ad un caso giornalistico; in quel caso, la Suprema Corte di Cassazione ha affermato che “la valutazione della portata diffamatoria di un articolo deve essere effettuata prendendone in esame l’intero contenuto, sia sotto il profilo letterale sia sotto il profilo delle modalità complessive con le quali la notizia viene data, potendo assumere significato decisivo, tra l’altro, anche l’esame del titolo” (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto che l’omesso esame dell’intero contenuto narrativo della pubblicazione da parte del giudice di merito si è tradotto in un vizio della motivazione con riflessi sulla ritenuta esimente del diritto di cronaca) (Cass. pen., sez. V, 18 maggio 2000, n. 5738).

In ultimo, è fondamentale delineare le coordinate ermeneutiche dell’ultimo elemento costitutivo: la “divulgazione dell’offesa”.

Prima questione, seppur non di primaria importanza, è quella di definire se la contumelia pronunciata debba raggiungere istantaneamente più persone, ovvero l’offesa possa essere percepita da queste anche in momenti diversi. La Giurisprudenza si è espressa positivamente sul secondo orientamento: infatti, “ciò che rileva è che risulti comunque rivolta a più persone”.

Peraltro, la Cassazione ha anche puntualizzato che “è necessario che l’autore della frase lesiva dell’altrui reputazione comunichi con almeno due persone ovvero con una sola persona ma con modalità tali che detta notizia venga sicuramente a conoscenza di altri ed agisca rappresentandosi e volendo tale evento” (Cass. sez. V, 5 agosto 2015, n. 34178).

In merito all’invio di una comunicazione offensiva a mezzo fax, la Giurisprudenza ha da tempo oramai sostenuto che tale mezzo configuri il reato di cui all’art. 595 c.p. poiché “le caratteristiche e la natura del mezzo prescelto implicano la conoscenza o la conoscibilità del contenuto della comunicazione da parte di un numero indeterminato di persone”.

Infine, è interessante prendere in esame il caso in cui una persona decida di dichiarare ad un’amica per telefono una serie di propalazioni offensive riguardo ad un terzo: in tale circostanza, la Cassazione ha escluso la responsabilità penale.

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