L'ELEMENTO SOGGETTIVO NELLA DIFFAMAZIONE

Dottrina e Giurisprudenza sono concordi nel ritenere che sia sufficiente il dolo generico per la diffamazione, non essendo richiesto uno scopo ulteriore verso cui deve tendere l’agente.

Invero, è stato stabilito che “ai fini della sussistenza dell’elemento psicologico del reato di diffamazione non si richiede l’intenzione di offendere la reputazione della persona, risultando sufficiente il dolo generico, vale a dire la volontà di chi agisce di adoperare espressioni offensive, con la consapevolezza del discredito che di tale condotta possa derivare per l’altrui reputazione” (Cass. Pen., 17 ottobre 2007, n. 46299).

Ciò che necessariamente bisogna dire è che l’elemento soggettivo, stante la sua natura di dolo generico, può assumere anche la forma del dolo eventuale; essendo di conseguenza sufficiente che l’agente faccia consapevolmente uso di espressioni idonee ad assumere portata offensiva. Tale idoneità comprende necessariamente l’attitudine a raggiungere la sensibilità del soggetto passivo; la quale implica a sua volta la concreta possibilità che quest’ultimo si percepisca come destinatario delle espressioni offensive.

Sul punto, la Suprema Corte ha affermato infatti che “è sufficiente che l’agente, consapevolmente, faccia uso di parole ed espressioni socialmente interpretabili come offensive, ossia adoperate in base al significato che esse vengono oggettivamente ad assumere, senza un diretto riferimento alle intenzioni dell’agente” (Cass. Pen., 12 dicembre 2012, n. 4364).

L’accettazione del rischio di poter offendere la persona è ciò che caratterizza il dolo eventuale; in difetto, vi sarebbe un mero comportamento colposo, elemento che non integrerebbe il reato di diffamazione dal momento che è punibile soltanto a titolo di dolo.

Il nostro staff è a disposizione per informazioni ed approfondimenti, contattaci telefonicamente al numero 02/89952659.