LIBERTAS CONVICII - DIFFAMAZIONE IN AMBITO GIUDIZIALE

 

Con questo termine si richiama quanto viene disposto dall’art. 598 c.p., a norma del quale “non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinanzi alla Autorità giudiziaria, ovvero dinanzi a un’autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo”.

Il diritto di difesa di cui all’art. 24 della Costituzione, infatti, trova il suo più ampio esercizio con tale disposizione, tanto è vero che le offese pronunciate nelle sedi opportune non sono punibili.

Si è discusso, al riguardo, se tale diritto costituisse una causa di giustificazione ovvero una causa di non punibilità, non facendo venir meno, in tal caso, l’illiceità della condotta; parrebbe che, oramai, tenda a prevalere la seconda tesi, anche se con certe precisazioni.

L’art. 598 c.p. troverebbe applicazione nel caso in cui “le offese sono da considerarsi sicuramente fuori dalla sfera di attuazione di una facoltà legittima collegata all’esercizio del diritto di difesa”; mentre, ove le dichiarazioni siano adeguate e conferenti all’esercizio di tale diritto, allora la condotta sarebbe scriminata dall’art. 51 c.p.,, “che ha ad oggetto la diretta esplicazione del diritto di difesa” (Cass. Sez. VI,, 3 novembre 2005, n. 39934).

E’ d’uopo rammentare, inoltre, che le dichiarazioni offensive concernano, in modo diretto ed immediato, l’oggetto della controversia ed abbiano rilevanza funzionale per le argomentazioni poste a sostegno della tesi prospettata o per l’accoglimento della domanda proposta; in difetto, gli artt. 51 e 598 c.p. non potranno trovare applicazione nel caso de quo.

Tale esimente può avere luogo soltanto alla presenza di due elementi: da una parte, le offese provengano dai soggetti specificamente individuati dalla norma (parti e loro difensori); e, dall’altra, non devono essere rivolte alle altri parti, ma devono concernere solo l’oggetto della causa o del ricorso pendente innanzi alla autorità giudiziaria o a quella amministrativa.

Si precisa, in particolare, che vi la giurisprudenza ha lasciato ampio spazio di manovra in merito ai termini “oggetto della causa”, stabilendo, infatti, che le dichiarazioni debbano avere un nesso logico con l’oggetto del procedimento, lasciando invece fuori quelle obiettivamente occasionali, per evitare che la sede giudiziaria sia stata scelta anche per dare sfogo a “rancori personali”.

Non può sottacersi, in ogni caso, che la ratio legis di detta scriminante sia proprio quella di consentire la massima libertà nella esplicazione del diritto di difesa.

E’ importante sottolineare un caso particolare: “l’operatività della predetta è esclusa con riguardo ad atti che non siano finalizzati ad instaurare questi ultimi e tanto meno con riguardo ad atti che provengano da soggetti che non son parti né lo saranno in successive procedure” (Cass. 21 febbraio 2002, n. 7000).

Ne consegue inevitabilmente che, per esempio, le espressioni offensive utilizzate in un esposto al Consiglio dell’Ordine forense non saranno coperte dalla tutela di cui all’art. 598 c.p. e, pertanto, l’autore dovrà rispondere del reato di diffamazione.

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