DIFFAMAZIONE E RESPONSABILITA' DEL GIORNALISTA

Tema sempre acceso e, purtroppo, senza soluzione da diverso tempo è proprio quello del bilanciamento tra dignità individuale e libertà di informazione. Si fronteggiano, infatti, due diritti costituzionalmente garantiti.

Si riconosce oggi l’esercizio di un diritto di cronaca e, di conseguenza, “la narrazione storica dei fatti” è un diritto che viene compreso in quello più concernente la libera manifestazione di pensiero e di stampa sancito dall’art. 21 Cost.. Non può sottacersi, d’altra parte, che l’esercizio di tale diritto deve considerarsi legittimo solo se concorrono determinate condizioni (Cass. Civ. Sez. I, 18 ottobre 1984, n. 5259): interesse sociale dell’informazione; verità del fatto dei fatti esposti; forma “adeguata” dell’esposizione dei fatti e della loro valutazione.

La dottrina ha messo in luce come nel quadro costituzionale, la libertà di cronaca sia riconducibile alla categoria dei diritti fondamenti ed inviolabili di cui all’art. 2 Cost. e, peraltro, è oramai consolidato che il predetto diritto sia ancorato saldamente alla causa di giustificazione ex art. 51 c.p. Da tanto, ne consegue che, anche se le dichiarazioni del giornalista si presterebbero bene ad integrare il reato di diffamazione, l’esercizio della libera manifestazione del pensiero rende non antigiuridiche tali condotte.

Ebbene, tornando sul tema principale dell’articolo, sembrerebbe che ogni tassello sia al suo posto, che il giornalista possa esercitare la propria professione senza intoppi, ostacoli legislativi, o azioni legali. Purtroppo, non è così. Vi sono spesso querele o azioni civili con lo scopo di far desistere sempre più il giornalista a scrivere di quella persona, società o partito, tanto è vero che nel 2015 si sono incardinati 5.125 procedimenti penali per diffamazione a mezzo stampa che si sono conclusi accertando querele infondate e pretestuose (70% del totale).

In merito, si è detto che molte querele vengono presentate per ragioni che nulla hanno a che vedere con la reputazione, ma soltanto per creare tremori alla mano del giornalista il quale si troverà con maggiori dubbi ed angosce nello scrivere il prossimo articolo.

Maggiore paura la si trova nel quantum risarcitorio richiesto per i danni, veri o presunti, da diffamazione a mezzo stampa. Dalle richieste milionarie degli attori, sono state pronunciate condanne notevolmente ridimensionate, ma in ogni caso “fastidiose” e scoraggianti per il futuro.

La diffamazione rappresenta una “macchia” di un certo rilievo per un operatore dell’informazione pubblica, quale è quello del giornalista, per ovvi motivi e, di conseguenza, deve essere tutelata con maggiore attenzione per salvaguardare la sua persona ed, in tal caso, la sua professionalità.

Il nostro staff è a disposizione per informazioni ed approfondimenti, contattaci telefonicamente al numero che trovi nei “contatti” oppure compila il form di RICHIESTA INFORMAZIONI.