LA RESPONSABILITA’ DEL GESTORE DELLA PAGINA WEB/SITO INTERNET

La diffusione a livello mondiale di internet ha portato la giurisprudenza a studiare sempre più questo nuovo mondo digitale, cercando di armonizzare, e quindi di applicare, il diritto a questo fenomeno.

La rapidità delle comunicazioni, il limitato controllo umano delle stesse ed i diversi canali di internet, hanno smosso quella “solidità giuridica” che prima esisteva. L’autore della diffamazione era facilmente individuabile. I concorrenti anche. La responsabilità del direttore di una testata giornalistica era già stata disciplinata con attenzione. Ebbene, tutto ciò era maggiormente trasparente.

Il problema più grande lo cogliamo nell’ambito del webmaster o internet service provider, cioè il soggetto a mezzo del quale è possibile andare su internet, poiché quest’ultimo mette a disposizione il proprio spazio web.

Ci si è chiesti quale sia la responsabilità di chi gestisce o è proprietario di un sito, nonché del provider o webmaster che ne permette l’accesso in rete, quando viene rilasciato un commento diffamatorio.

Va detta, purtroppo, una verità che è inutile nascondere: le caratteristiche peculiari del web rendono molto difficile l’identificazione degli autori dei messaggi. Vi sono inoltre una serie di programmi che permettono di navigare sul web totalmente in anonimato, facendo “rimbalzare” il proprio indirizzo ip in tutto il mondo.

Altra questione è quella del tentativo di affiancare la figura del gestore di una pagina web a quella del direttore di un giornale. Ebbene tale riferimento deve ritenersi alquanto dispersivo e soprattutto errato; infatti, quest’ultimo risponde per una culpa in vigilando per l’omesso controllo del contenuto di un articolo, mentre il primo invece è un semplice distributore di un mezzo di comunicazione di massa, difettando in tal caso di quel potere “di controllo” che caratterizza altri soggetti.

Vi è stata anche una “manovra” dottrinale, giuridicamente non condivisibile, che ha forzato di far rientrare la responsabilità del gestore della pagina web nel vortice di cui all’art. 57 c.p.; sul punto, i primi passi sono stati fatti dal Tribunale di Milano nel 2004 che ha cercato di inquadrare la fattispecie.

In primo luogo, il Tribunale ha statuito che l’applicazione degli artt. 57, 57 bis c.p. deve ritenersi preclusa in mancanza di una previsione specifica in tal senso ed, a maggior ragione, per il divieto di analogia in malam parte. Inoltre, non sussiste un obbligo giuridico in capo al gestore di evitare l’evento, specialmente quando la struttura della rete non permette la possibilità di esercitare un efficace controllo sui messaggi ospitati sul sito web.  Ci spostiamo, poi, sul piano dell’elemento soggettivo in capo al gestore: ove l’autore delle dichiarazioni diffamatorie ed il gestore della pagina siano d’accordo per la divulgazione dello scritto nulla quaestio, poiché in tal caso si realizzerà un concorso di persone nel reato ex art. 110 c.p.; mentre, per quanto concerne il dolo eventuale, questo deve escludersi ove non vi siano elementi specifici che consentano di ricondurre nella sua sfera di conoscibilità una specifica attività illecita.

Per completezza, non può revocarsi in dubbio anche il fatto che l’art., l. 8 febbraio 1948, n. 27, che dispone che devono considerarsi stampe o stampati, ai fini questa legge, tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione, non può trovare applicazione nei confronti dei gestori di una pagina web, per l’intrinseca diversità dei requisiti dei mezzi di comunicazione di massa da quelli dei canali telematici di informazioni.

Tuttavia, la Cassazione ha emesso una sentenza totalmente di senso opposto (Sez. V, n. 54946/16), riconoscendo la responsabilità penale del gestore di un sito per non aver provveduto a rimuovere un post diffamatorioper aver mantenuto consapevolmente l’articolo sul sito, consentendo che lo stesso esercitasse l’efficacia diffamatoria”.

Fermo restando i principi che il Tribunale di Milano ha precedentemente statuito, che, a detta di chi scrive, sono sicuramente chiari e conformi con il nostro codice penale, la questione che appare paradossale è proprio quella in merito al concorso del gestore con l’autore delle dichiarazioni, dal momento che il reato di cui all’art. 595 c.p. è istantaneo e, di conseguenza, si perfeziona al momento della comunicazione con più persone lesiva dell’altrui reputazione. Un concorso ex art. 110 c.p. tendenzialmente non è configurabile ex post, ed, inoltre, in capo al gestore di un sito web, il quale svolge un ruolo di per sé “neutro e lecito”, appare difficilmente condivisibile l’idea che questi, solo successivamente, decida di concorrere al reato.

Trattasi, quindi, di un orientamento totalmente avulso dai precedenti e che, a parere di chi scrive, verrà travolto; in caso contrario, ci sarà un vero e proprio cambiamento per la vita dei gestori di una pagina web.

Il nostro staff è a disposizione per informazioni ed approfondimenti, contattaci telefonicamente al numero 02/89952659.