LA DIFFAMAZIONE NEL TEMPO DELLE CHAT E DEI SOCIAL NETWORK

Dalle tipiche lettere utilizzate per la corrispondenza di tutti i giorni, per le quali si doveva sostenere a lungo termine dei costi non indifferenti, siamo passati oramai a comunicare con gli altri via web. La comunicazione, effettivamente, ha fatto passi da gigante, garantendo all’utente un uso più veloce, gratuito, ed, in alcuni casi, anche più tutelato sotto il profilo della privacy.

A seguito delle email, blog, siamo giunti alla “versione 2.0” con Facebook, Twitter, Whatsapp, e per quanto riguarda gli esercizi pubblici, quali i ristoranti o gli alberghi, sono nati siti come Booking, Venere, TripAdvisor, e ora anche The Fork.

In ogni caso, il nocciolo duro per l’Avvocato che si trova a dover verificare la sussistenza della diffamazione rimane sempre uno: “la comunicazione con più persone”.

E’ evidente che la scelta in merito alla natura del mezzo diventa decisiva: una email inviata ad una singola persona non potrebbe in nessun caso configurare il reato; situazione ben diversa si prospetterebbe con una mailing list ovvero sui sociali network.

Per quanto riguarda gli sms, la difficile prova da fornire al Giudice in tal caso sarebbe proprio quella dell’intenzionalità di “comunicare con più persone”, allorquando venga inviato un sms ad una determinata persona.

La Suprema Corte (sez. V, sent. 22853/2014) ha rammentato che “secondo consolidata giurisprudenza di questa corte in tema di delitti contro l'onore, l'elemento psicologico della diffamazione consiste non solo nella consapevolezza di pronunziare o di scrivere una frase lesiva dell'altrui reputazione, ma anche nella volontà che la frase denigratoria sia conosciuta da più persone, essendo pertanto necessario che l'autore della diffamazione comunichi con almeno due persone ovvero con una sola persona, ma con modalità tali che detta notizia venga sicuramente a conoscenza di altri, evento che egli deve rappresentarsi e volere (Cass. 36602/2010)”.

Pertanto, gli stessi Giudici hanno ritenuto che sia necessario un elemento ulteriore: “il chiaro intento del soggetto di portare comunque il messaggio offensivo a conoscenza di terzi”. Circostanza, del resto, che astrattamente potrebbe presentarsi, ma difficile da provare sotto il profilo probatorio.

Parliamo ora di Twitter. Questo è un social network nato nel 2006 che permette di condividere messaggi della lunghezza massima di 140 caratteri. Il termine “Twitter” significa semplicemente “cinguettare”. E’ molto diverso da Facebook, in quanto non esistono amici ma follower e following, o meglio persone che seguono i tuoi aggiornamenti di stato e persone di cui tu seguiti gli aggiornamenti di stato.

Oramai, tale social conta quasi mezzo miliardo di utenti attivi e, stante la sua diffusione planetaria, deve considerarsi un potere strumento per ledere la reputazione altrui.

La diffamazione su twitter si configura quando le dichiarazioni offensive siano scritte nella bacheca pubblica, sia quando, ovviamente, siano inviate in una conversazione privata a più persone – come già previsto precedentemente.

Bisogna, inoltre, prestare molta attenzione ai “retweet”, ovvero la condivisone dell’altrui pensiero, i quali concorreranno nel reato di diffamazione.

Il nostro staff è a disposizione per informazioni ed approfondimenti, contattaci telefonicamente al numero 02/89952659.